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Chi l'avrebbe mai detto che un esempio di qualità del rock-grunge melodico venga dal sud-ovest della Germania?

Ebbene si, i Raindog non sono americani, ma tedeschi, e il loro groove prende fin dalle prime battute di "Head Over Heels", un pezzo romantico e struggente. La somiglianza della voce del cantante con quella del miglior Eddie Vedder (quello di Ten, o di Vitalogy) è la prima cosa che viene in mente. Il livello qualitativo della band viene subito a galla in "Heroin(e)", dove il rock incalza e la voce graffiante di Ulli Ecker esplode in tutta la sua potenza, accompagnata da un coretto nell'accattivante refrain.

Si torna sul romanticismo con "Meet Yourself", e ancora una volta la voce di Ecker è la protagonista, che abbinata ad una qualità delle registrazioni quasi professionale rende l'ascolto fluido e immaginifico. Ad ascoltare questo album ci si può facilmente immaginare in corsa nel deserto del Nevada su una grossa cabrio americana, e quando la musica ti stimola l'immaginazione vuol dire che siamo di fronte ad un lavoro ben fatto.

Peccato che vi siano alcune cose che non convincono al 100%, nonostante, in generale il lavoro dei Raindog sia nel complesso più che convincente. In particolare vi sono delle piccole indecisioni (indecisioni, non errori veri e propri) del batterista in alcuni punti: come nella progressione di "Crush", e forse alcuni pezzi si somigliano troppo, come le intro di "Satellite" e "Salvation". "From Genes to Behaviour" si chiude ancora una volta con una ballata romantica, e questo forse ci lascia con l'amaro in bocca, visto che i Raindog danno il meglio proprio nei pezzi più ritmati.

Per chi nostalgicamente vorrebbe ritrovare i Pearl Jam più docili e più ispirati, questo album è un must. Da parte mia, provvederò ad inserirlo per intero nel mio lettore mp3.

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I Luminous Flesh Giants sono una prog-metal band polacca composta da 3 individui che con gli strumenti ci sanno fare davvero.

Il loro "Duma i Upadek" ha dei richiami fin troppo riconoscibili ai Dream Theater, ma, per il carattere strumentale dell'album, ancor più ai Liquid Tension Experiment, e in alcuni casi - come poco prima della chiusura della track 3 "Moment bezwładności" - il richiamo ai ragazzi di Berklee diventa piuttosto un tributo.

La critica che si può muovere agli LFG è dunque quella che ogni recensore di questo genere tira fuori quando si tratta di giudicare un nuovo album prog-rock o prog-metal: mancano di originalità. Ma non è del tutto vero. Nonostante la già citata somiglianza con i gruppi succitati, gli LFG riescono a trovare un proprio sound, e quasi si riesce ad ascoltare il feeling - come nella ballata Zima na Słońcu, e nella successiva Mgła - che lega i tre membri del gruppo, la padronanza degli strumenti va a braccetto con la coesione di ogni componente melodica, riuscendo così a dialogare in perfetta sincronia.

Personalmente, trovo quest'album molto piacevole da ascoltare per intero, anche se la la lunghezza di alcuni pezzi non è supportata da altrettanta varietà nella composizione. Inoltre, una piccola nota va fatta per i titoli in lingua originale, che seppur originali, non sono comprensibili, ma soprattutto sono impronunciabili per chi non conosce il polacco. In definitiva consiglio quest'album a tutti quelli abituati a questo genere.

Una curiosità: dal sito ufficiale della band mi è sembrato di capire che l'album "Duma i Upadek" è stato registrato con un software Open Source, Ardour.

 
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