Abbiamo ascoltato per due volte l’album. Nella prima occasione per farci un’idea dello spessore artistico che complessivamente ci appare eccellente, una seconda volta per gustare in pieno relax i dieci brani in esso contenuti. Modern urban jazz, contaminato in maniera estremamente espressiva ed efficace da consolidate atmosfere che molto ci fanno ricordare Coltrane e Davis. Citare questi due “mostri sacri” non ci sembra affatto esagerato…Namouche potrebbe benissimo collocarsi all’interno della dorata produzione jazz degli anni 60. Ma bando alle ciance, siccome non siamo qui con lo spirito di “analisti dell’ingegneria jazzistica” vogliamo semplicemente esternare il nostro piacere nell’avere ascoltato dell’ottimo jazz in grado di farci vivere delle belle emozioni. Per tale motivo, a chi piace il jazz, invitiamo all’ascolto di questo album ed eventualmente a condividere la nostra opinione, anzi, ancor meglio, la nostra emozione.
Sandro Glavina(EVENTI JAZZ WEBZINE) www.eventijazz.jimdo.com