Nell’aprile 2009 vede la luce The name is not the named, secondo ponderato lavoro del trio di power punk per chi ascolta power metal: 11 canzoni d’amore, d’epistemologia e di buone pratiche sociali.
Il titolo del disco deriva da una frase del conte polacco Korzybski, quando scriveva: “La mappa non è il territorio, il nome non è la cosa designata dal nome, la descrizione non è la cosa descritta”.
Il riferimento ad un oggetto non è quell’oggetto. Per tanto serve una traduzione tra il riferimento e l’oggetto nella mente. Cioè: reale non è realmente enunciabile. Il disco dei Gazebo Penguins non è i Gazebo Penguins. Se The name is not the named fosse una cartina geografica ci si troverebbero disordinatamente affastellati molti distorsori, resti di post punk dispari e scaleno, una vecchia stalla persa nella campagna correggese, del buon vino invecchiato in botti di rovere, dei volumi decisamente troppo alti, e quella pagina in cui Borges scriveva “Perché ci inquieta il fatto che la mappa sia compresa nella mappa e le mille e una notte nel libro delle Mille e una notte? […] Credo di aver trovato la causa: tali inversioni suggeriscono che se i personaggi di una finzione possono essere lettori o spettatori, noi, loro lettori o spettatori, possiamo essere fittizi.”
Ma questa è già una descrizione (e probabilmente pure una finzione); e la descrizione - si sa - non è la cosa descritta.
Il disco è stato registrato dal vivo e mixato sotto la stretta sorveglianza di Bruno Germano al Vacuum Studio di Bologna, e poi masterizzato a Chicago da Carl Saff.
Vi hanno partecipato alcuni amici: Paolo Torreggiani (My Awesome Mixtape), Jonathan Clancy (A Classic Education, Settlefish), Giulio Bursi (The death of Anna Karina), Bruno Germano ed Emilio Torreggiani (Settlefish).
Gazebo Penguins:
Gabriele Malavasi – voce, chitarra, qualche tastiera
Andrea Sologni – voce, basso, qualche tastiera
Pietro Cottafavi – batteria