KLa parte ritmica di questi brani ha una carica viscerale che potrebbe tanto essere la loro forza maggiore quanto il loro peggior difetto; fatto stà che ha l'effetto di rendere ostico l'intero album se ascoltato lontano dai pasti e di metterci forzatamente di fronte alla possibilità che la odierna musica pop possa essere tripartita in altrettante sotto-categorie: quella che non riseglia la nostra fisicità anche solo per farci guardare l'ora e chiederci se non sia già l'ora di pranzo; quella che ha la capacità di renderci consapevoli dei diritti-doveri del nostro stomaco e quella, altrettanto esigua, che ha il potere di farci rimpiangere di non avere superalcolici con noi.Piazzerei "K+DONA" nella seconda cartella.
Le abitudini ( evito espressamente di usare il termine "gusti", inappropriato al contesto ) mangereccie si evolvono, velocemente, in meno di un decessio perdendo il proprio "élan vitale",, quanto quelle musicali; negli ultimi cinquant'anni, ad ogni genere musicale di maggior voga é sempre corrisposto uno stile nel sedersi a tavola e nel menù dell'inetra popolazione; i due universi dovranno pur essere in qualche modo correlati frà loro, perfino interdipendenti.Lascio questo studio ai nipotini di Roland Barthes, del quale quest'anno ricorre il trentennale della scomparsa: mi accontento di poter finalmente veder una similitudine ideale tra musica pop ed haute cuisine, "slow food", concesso, beninteso, che, per crescere, chef e cantanti pop abbiano bisogno di contare frà i loro clienti buongustai e non burini compiacenti.
Circumnavigato con successo o no questo scoglio dll'inappropriatezza di prescrivere queste canzoni lontano dai pasti, risulta nondimeno chiaro che la voce é una delle maggiori risorse di NIL DURALL, per la sua altissima visibilità.
Gran bel pezzo.Mi incanta fin dalle primissime battute.L'ho già recensito? Peccato. (7/2/10 4:08)