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Airesis

Rome, Italy

In existence since : 04.2007

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Airesis è un collettivo composto da un bassista, un batterista, un cantante e due chitarristi. i nostri nomi anagrafici non sono segreti ma neppure importanti. Forse li troverete da qualche parte nel disco. Non ci definiamo artisti ma artigiani, come il falegname costruisce un tavolo, noi costruiamo canzoni. Ingegneri dell’anima come dicevano i russi. Abbiamo un’idea del punk rock comunitaria, democratica, solidaristica. Siamo nemici di ogni pretenziosità e solipsismo. Oggi tra i musicisti è poco in voga la comunità. al contrario va forte il clan, la crew, il cenacolo, l'unione temporanea tra narcisisti che si dicono a vicenda quanto sono bravi senza pensarlo, nel lasso di tempo che precede il loro mandarsi a fanculo. il tutto corredato da foto patinate, vestiti di marca, pettinature improbabili e profili myspace. La nostra concezione della musica e della scena fa a pugni con il suo verticismo, il suo culto della celebrità, il suo virtuosismo progressivo fine solo a se stesso. L’industria culturale rende l’opera secondaria rispetto al personaggio, vende quest’ultimo in subordine alla prima. La nostra è, e sarà, una guerriglia incessante e dissacrante per riportare al centro della riflessione la musica e ridimensionare chi la suona. La rockstar è l’immagine dell’autonomizzazione del musicista rispetto alla scena, i gradi di separazione tra artista e pubblico vedono allontanarsi la comunità umana sugli orli di centri concentrici sempre più grandi. Ignoriamo quasi tutte le riviste e webzine di settore, il culto della personalità le ha seriamente compromesse, oggi sono principalmente un accessorio del consumo, con poche eccezioni. Per fortuna il consumo stesso sta cambiando, le vecchie modalità vengono spazzate via, l’industria del disco deve cambiare o morirà. Dinosaurs will die, dicevano. Gli stessi gruppi non possono più vivere di rendita, devono sbattersi, riscoprire l’umiltà. Sudare e suonare, tornare ad essere itineranti, cantastorie, portatori di una testimonianza. Questo può abbattere le barriere o renderle aggirabili. Forse il peer-to-peer sta finalmente concludendo il lavoro iniziato dal punk. Per finire, il nostro disco è protetto da copyleft, il che significa che chiunque può riprodurlo senza pagare diritti o multe di nessun tipo. In questo modo il copyright viene totalmente pervertito rispetto ai suoi scopi originali, diventando una garanzia della libera circolazione. Per questi e per tanti altri motivi da oggi un nuovo spettro si aggira per la scena.
ERETICI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI!

 

 

 

INTERVISTA SU STAYPUNK

- Benvenuti su Staypunk. Per prima cosa, considerato che sul vostro sito e sulla pagina di myspace avete inserito un manifesto invece di una bio, vorrei chiedervi di come è nata la band, magari partendo dalla vicenda degli Strict-Line.
Airesis è la naturale evoluzione di Strict-Line. Allora, venivamo da un periodo storico che aveva appena vissuto Genova e i grandi cortei contro la globalizzazione. La passione politica, insieme alla rabbia, era la cosa che sentivamo più forte e la musica rispondeva a questa esigenza. Ancora oggi lo è, ma per sopravvivere al vuoto che ha lasciato il fallimento di quell'esperienza abbiamo dovuto ricalibrare il tutto in una direzione più intima e personale. Questa nuova dimensione ci permette di trovare la forza di resistere anche quando fuori dalla sala prove quello che ti circonda è il senso di solitudine. Il manifesto sta li ad indicare il nostro percorso...perchè siamo ancora qui, serve saperlo a noi e poi serve agli altri. Il nostro non è un ascolto neutro.

- Dal punto di vista musicale l'idea, per vostra stessa ammissione, di un album senza ritornelli è stata cercata o è nata in maniera casuale? Ha un significato preciso questa scelta?
La scelta non è quella di un album senza ritornelli, ma è quella di non dover per forza sentirsi legati a schemi nella composizione dei pezzi. Il ritornello in un testo ci è sempre sembrato come uno spreco di versi a favore di una maggiore orecchiabilità. Di una canzone ci piace sfruttare la sua evoluzione, la sua trasformazione... Si parte da un punto per arrivare ad un altro, non per ricominciare da capo. L'utilizzo dei ritornelli impedisce questo tipo di approccio favorendo la ripetizione e la circolarità del pezzo.



- Per quanto riguarda i testi, ma non solo, è impossibile non notare delle marcate influenze cantautorati. Come è nata l'idea di accostare due generi così distanti come l'hardcore melodico e questo tipo di tradizione italiana?
Anche qui, non è un'idea o la nascita di un nuovo genere: volendo utilizzare l'italiano è stato naturale esprimersi così. Come tutti sanno, qualsiasi banalità, detta in inglese rispetto all'italiano, suona meglio o passa inosservata: ci siamo dovuti confrontare con questo problema. Il risultato di questo esperimento è Spettri. Poi, è ovvio, nel nostro bagagliaio ci sono Guccini e De Andrè come i Propagandhi e i Nofx, da soli non si inventa mai nulla.

- Un'altra caratteristica spiccata degli Airesis è un forte accento sulle tematiche politiche. Come può un gruppo agire "politicamente" secondo voi, a parte mettere sotto i riflettori determinate problematiche?
Innanzitutto dando il buon esempio, deve finire il tempo di chi predica bene e razzola male. Secondo noi agire politicamente per un gruppo significa tante piccole cose tangibili: come suonare nelle occupazioni e rinunciare al copyright, tenere bassi i prezzi dei concerti e quelli dei cd, partecipare ai cortei e portare la musica nelle periferie. E' tempo di agire concretamente, siamo quelli che contro i diluvi di parole innalzano una diga: non ci interessa girare le macine con l'acqua dei discorsi.

- In tutto il paese la gente comune, ma non solo, cavalca l'onda dell'antipolitica. Come interpretate questo fenomeno? E' l'ennesimo esempio di come in Italia siamo tutti pronti a lamentarci per poi fregarcene del bene comune alla prima occasione o è il sintomo di un'insofferenza che ha alla base un desiderio reale di cambiamento?
Ne parlavamo tra di noi proprio qualche sera fa. E' un processo naturale che pone le basi nella crisi della rappresentanza. Quando in una puntata di South Park i ragazzi devono eleggere una nuova mascotte per la squadra, i candidati che si presentano per essere votati sono: Panino alla Merda e Peretta Gigante. Eccola lì la spiegazione della crisi della politica e la nascita dell'insofferenza. Bisogna però capire che l'insofferenza non può essere un punto d'arrivo, ma una presa di coscienza, una base da cui ripartire.

- Ancora parlando di politica, sappiamo che avete aderito al progetto Roma Calling. Come lo presentereste e cosa accomuna le band che ne fanno parte?
Roma Calling non è solo politica, non è solo musica. Alla sua base c'è un collettivo di gruppi musicali romani che crede nell'autogestione e pensa che per cambiare le cose sia necessario organizzarsi. Crediamo tutti in valori quali l'antifascismo e l'anticapitalismo. Nel nostro piccolo cerchiamo di promuovere e sviluppare un modo diverso di intendere la musica: lontano dagli avvoltoi delle case discografiche, dalle agenzie di booking e da quelle di promozione. Molto più gratificante lavorare per se stessi.

- Provenite da una città, Roma, particolarmente ricca di band punk e hardcore. A prescindere dai classici discorsi sulla scena e sulla sua vera o presunta unità, ci sono dei gruppi al di fuori di Roma Calling con i quali vi sentite particolarmente in sintonia?
A livello romano, praticamente solo con Jet Market e Bedtime For Charlie.



- Parliamo dei live, fronte su cui siete particolarmente attivi. Quanto è importante per voi suonare dal vivo? Avete riscontrato difficoltà nel proporre un tipo di musica che pur nella sua fisicità per lunghi tratti invita alla riflessione?
Suonare dal vivo è fondamentale per i gruppi come il nostro. Da Roma, in cambio di una cassa di birra, siamo arrivati fino a Bolzano per fare un concerto. Abbiamo suonato ovunque dai garage, ai pub, ai centri sociali. Se hai la puzza sotto il naso e perdi quel tipo di cultura allora puoi dire addio al punk hardcore. Le difficoltà ci sono sempre: una volta a Faenza, alla fine della prima canzone, dal fondo di una sala semideserta qualcuno già urlava "Bastaaaa". Sul momento la vivi male ma poi ricordi tutto con il sorriso sulle labbra.

- Sappiamo bene che il mercato discografico e la vendita dei dischi in genere, anche nei canali underground, è in forte crisi. Come immaginate la situazione nei prossimi anni?
Era ora che entrasse in crisi e ne siamo proprio contenti. Finalmente il peer-to-peer sta completando il lavoro iniziato dal punk: uccidere l'industria musicale. Parliamoci chiaro, quasi nessuno può permettersi 20 euro per un pezzo di plastica che ne vale sì e no 5. Ci fanno ridere tutti quei gruppi tipo i Finley che vanno a Trl e supplicano i fan dalla tv piagnucolando cose del tipo "non scaricate il nostro album, fate morire i nostri sogni". Sono quelli come loro che distruggono la musica e i sogni che ci vivono dentro, trasformandola in un prodotto di lusso senza l'anima ma con la copertina patinata. Scaricate, scaricate, scaricate!

- Quali sono i progetti della band nell'immediato futuro? So che avete in cantiere un nuovo album
Più che di un album si tratterà di un mini-cd con 5 o 6 pezzi nuovi. Ancora una volta sarà diverso dal precedente ma non vogliamo svelare nulla. Con gli anni bui che ci apprestiamo a vivere a Roma (e in Italia) abbiamo bisogno di una colonna sonora che ci tenga svegli. L'unica cosa di cui dobbiamo avere veramente paura è il nostro silenzio.

- Grazie dell'intervista, a voi la conclusione…
Grazie mille dello spazio su stay punk e della bella intervista, ci vediamo con tutti in giro per palchi e locali per due chiacchiere, critiche, risate o qualsiasi al tra cosa. Abbandoniamo la realtà virtuale e torniamo ai concerti.

 

 

 

INTERVISTA SU PUNKADEKA

Ciao ragazzi, prima di iniziare con qualche domanda presentateci brevemente quello che avete definito "un collettivo composto da un bassista, un batterista, un cantante e due chitarristi", conosciuto con il nome di AIRESIS.

Questa definizione nasce dall’esigenza di mantenere in primo piano il progetto rispetto ai singoli, la sostanza rispetto alla forma. Oltre a questo ci piace dare una dimensione concreta alle cose che facciamo, come il collettivo di scrittori Wu Ming preferiamo non definirci artisti ma artigiani. Ci sentiamo dei lavoratori in ambito musicale: come il falegname usa la sega per fare una sedia, noi utilizziamo la chitarra, la batteria, il basso e la voce per fare una canzone. Ingegneri dell’anima dicevano i sovietici, ecco un po’ la stessa cosa.

Partiamo allora. Cosa significa per voi avere una band punk-hc nel 2007?

Il genere, così come la musica, sono il mezzo che abbiamo scelto per dare voce alle nostre idee. Se avessimo ascoltato pop, musica classica o country probabilmente ci saremmo espressi in altri modi, ma è capitato che, per anni, la maggior parte dei CD che giravano nei nostri stereo fossero targati California. Sicuramente l’eredità che ci piace raccogliere dal punk-hc è la possibilità di potersi esprimere senza compromessi di alcun tipo: soprattutto economici, musicali e verbali. Se poi ci aggiungi che siamo delle pippe a suonare, facendo tanto rumore si nota meno...

Il vostro album "Spettri" è sicuramente un disco interessante per le idee e i contenuti che esso contiene. Spiegateci come è nato

Come per tutto ciò che non nasce a tavolino, è difficile dare una risposta precisa a questa domanda. Ci si mette lì in cinque e dopo un anno e mezzo in sala prove vedi quello che è successo. Ogni pezzo viene fuori dal lavoro e dalle idee di tutti i componenti ed abbiamo voluto inserire in Spetti ogni cosa venuta fuori, senza tagliare nemmeno le cose che anche noi consideriamo imperfette. Diciamo che abbiamo voluto racchiudere in 45 minuti più di un anno di lavoro.

In una delle vostre canzoni citate i Propagandhi. Li ritenete una band importante per la vostra crescita di musicisti e persone?

I Propagandhi sono un gruppo di grande esperienza, profonda ricerca musicale e che non ha paura di dire quello che pensa. Quest’ ultima cosa può bastare per essere citati, anche se non crediamo sia l’obiettivo di nessuno! Detto ciò i Propagandhi da più di 10 anni riescono a lasciare sempre tutti a bocca aperta ad ogni uscita discografica ed ogni concerto.

Come loro, anche i vostri testi hanno forti contenuti politici. Riuscite ed essere attivi politicamente in prima persona?

Si, ma ognuno attraverso percorsi propri. Nessuno di noi è iscritto a partiti politici o associazioni di alcun tipo, preferiamo vivere la politica dal basso, nella strada. Abbiamo collaborato e continuiamo a collaborare con molti dei centri sociali romani soprattutto per quello che riguarda l’antifascismo, un argomento che ci sta molto a cuore. Potremmo anche dire che Airesis stesso è un’attività politica non convenzionale. Tutti noi poi partecipiamo ad un nuovo progetto, che si chiama Roma Calling: una serie di gruppi romani, che vanno dal folk all’hardcore, si sono uniti per portare avanti principi come l’autoproduzione, l’antifascismo, l’abolizione della proprietà intellettuale. In poche parole recuperare la capacità critica di cui la musica si fa tramite.

Cosa pensate della situazione politica in Italia?

Mah, la politica istituzionale non ci ha mai appassionato, è sempre il solito teatrino, lo stesso gioco delle parti. Cambiano i governi ma in miniera scendono sempre gli stessi, con gli stessi stipendi da fame e a volte neanche ritornano su.

Provenite da Roma. Cosa pensate sinceramente della situazione delle “baraccopoli” sviluppatesi nella vostra città e dei così detti "invisibili"? Purtroppo recentemente sono successi fatti che hanno portato in prima pagina questa situazione troppo sottovaluta.

Sia Prodi che Amato in questi giorni si sono affrettati a smentire qualsiasi tipo di espulsione indiscriminata ma nel frattempo si continua ad espellere, a distruggere baraccopoli senza offrire soluzioni abitative alternative. I sindaci sono tutti indaffarati nel tentativo di salvarsi la faccia di fronte agli elettori e dare l’illusione di essere bravi sceriffi. Primi fra tutti Cofferati e Veltroni. Le loro dichiarazioni oscillano continuamente fra la necessità di garantire accoglienza e la volontà di ripulire i marciapiedi dalla “feccia della società”. Oggi se la prendono con i rumeni, ieri era con gli albanesi e ieri l’altro con i marocchini.

Parlateci un po’ della scena romana. Ci sono gruppi punk/hc molti validi, come To Kill, Strenght Approach, Jet Market, ecc. Vista da fuori sembra una scena molto compatta. E' così realmente?

Assolutamente no. La scena romana è a compartimenti stagni. Esclusi pochissimi eroici individui, alcuni guarda caso proprio dei gruppi che hai citato, tutti coltivano il loro piccolo giardinetto senza mettere il naso fuori di casa. Gli atteggiamenti da rockstar non mancano. E’ una scena quasi esclusivamente auto referenziale e questo è grave e fa male al punk hardcore. La riprova sta nel fatto che, nonostante a Roma ci siano parecchi concerti e spesso con parecchia gente, solo pochissimi gruppi suonano in giro per Italia ed Europa. A tutti piace far vedere agli amici quanto sei figo sul palco, ma pochi alzano il telefono, rimediano un furgone, fanno 500 km, suonano davanti a 30 persone nel posto più improbabile del mondo per 100€ ed una cena. Non che questo sia l’obiettivo ultimo della musica ma la dice lunga su come a Roma suonare in un gruppo è più una moda che suonare per suonare. Comunque se vuoi farti un’idea fatti un giro su myspace, tanto ormai la scena si è trasferita nella realtà virtuale.

Avete suonato poco tempo fa con gli Strike Anywhere. Cosa avete provato a condividere il palco con una band di questo livello? Avete avuto modo di approfondire anche a livello personale l'incontro con loro?

E’ stato uno dei concerti che ricordiamo con più piacere. E’ sempre bello condividere il palco con un gruppo che ascolti da tanto o semplicemente che stimi, la situazione ti dà molti stimoli per dare il meglio di te nonché la possibilità di confrontarti anche a livello umano con qualcuno che conoscevi solo attraverso le tue casse.

Una band con cui vi piacerebbe condividere uno split. Perché?

Condividere uno split non saprei, di sicuro uno dei gruppi che sentiamo più vicini per quello che fanno, per come lo fanno, e per le persone che ci stanno dietro sono i Minnie’s. Come gruppo e come persone li abbiamo conosciuti quasi per caso, ma adesso il loro logo è sul nostro disco visto che hanno partecipato alla produzione dello stesso così come i ragazzi della Not My Records di Torino e anche per questi ultimi la stima e l’amicizia non manca.In un momento in cui il mercato discografico è in profonda crisi, è questo quello che si dovrebbe cercare: la collaborazione tra gruppi ed il sostegno reciproco. Non l’improbabile manager o etichetta che ti propone chissà che.

 

Gli ultimi 5 dischi che avete comprato.

High Five Drive - From The Ground Up (un gruppo canadese con cui abbiamo suonato a Verona)

Tre Allegri ragazzi Morti – Il Sogno Del Gorilla Bianco

Giorgio Gaber – Il teatro canzone

Ardecore – Ardecore

Slayer – Christ Illusion

Grazie per la disponibilità ragazzi. Ultime righe a vostra completa disposizione.

Visto che vi sarete fatti due palle come due mongolfiere fate un salto sul nostro sito (www.airesis.org) che potete sentirvi tutto il cd in streaming senza cacciare una lira, come è giusto che sia, oppure scaricatelo per intero da www.punk4free.org . Per insulti, chiarimenti e quant’altro abbandonate la realtà virtuale, dove si sta spostando tutta la scena punk-hc, e venite ai concerti!

 

 

 

 

INTERVISTA SU PUNK4FREE

 

Never: Ciao Airesis intanto ben venuti su punk4free, facciamo qualche presentazione e diteci qualcosa di voi.

Aresis: Siamo un collettivo composto da un bassista, un batterista, due chitarristi e un cantante. Artigiani della musica armati di chitarra. Il resto e' scritto nel nostro "Manifesto Eretic"

Never: Nel 2007 e' uscito il vostro primo cd, (gia' recensito su questo sito), produzione altamente sopra le righe bellissima per tematiche e attitudine.
Vorrei che mi parlaste un po' di queste canzoni e soprattutto della vostra scelta, molto condivisibile, del copyleft.

Aresis: Mah la nostra musica nasce dal tentativo di coniugare la tradizione punk hardcore californiana con i testi dei cantautori italiani come De Andre', Guccini e Bertoli...come loro cerchiamo sempre di abbinare un messaggio a quello che suoniamo, perche' intendiamo il gruppo come un collettivo e suonare insieme come un occasione per far sentire la propria voce.
Riguardo "Spettri", la prima cosa da dire, e' che per noi non e' una semplice ammucchiata di canzoni, compiute in se stesse e messe li' per caso. Copertina, titolo e "manifesto eretico" compresi. Molti di noi vivono come ovattati da un senso di grigia inevitabilita' delle cose, che ci porta ad accettarle cosi' come sono, ed e'un'accettazione indotta e superficiale. Fasulla. Se pero' troviamo il coraggio di guardare in faccia i fantasmi e le ombre che abbiamo dentro, come la rabbia, il rancore, perfino la tristezza, allora li comprendiamo per quello che sono davvero. Segnali. Segnali del fatto che non e' questo che vogliamo per noi e per gli altri, che non vale la pena vivere per rassegnarsi. Se sappiamo ascoltare questi fantasmi che sono dentro di noi, diventiamo a nostra volta fantasmi dentro la societa'.
Detto cio', il copyleft ci sembra una scelta obbligata per questioni di coerenza rispetto a quello che pensiamo e che cerchiamo di fare attraverso la musica.

Never: Vedo che sul che nella co-produzione, di questo album, c'e' anche il supporto dei Minnie's mi parlate di questa vostra amicizia?

Aresis: In realta' quest'amicizia e' una cosa abbastanza recente ed e' nata quasi per caso, organizzandogli un concerto qui a Roma 2-3 anni fa. Sono anni che li conoscevamo come gruppo e non ti nego che alcuni di noi hanno avuto vari CD loro in rotazione per parecchio nello stereo, motivo per cui a livello personale ci siamo sbattuti per portarli qui a Roma.
Ci siamo conosciuti, quattro chiacchiere, ed una birra (una?). Alla fine siamo stati praticamente tutta la sera a parlare un po' di tutto trovando tanti punti di contatto. Insomma, le idee, il modo di essere e di affrontare le cose e' molto simile, forse anche grazie ad esperienze di vita simili (noi a roma loro a milano) in ambienti come ad esempio quelli degli spazi occupati, trattando le tematiche dell'autoproduzione, della cultura, della lotta, della musica.
Questo ci ha portato a rimanere in contatto sotto il profilo musicale e personale, fino a quando in una delle tante chiacchierate loro hanno tirato fuori l'idea di partecipare alla produzione del nostro disco. Un'idea nuova e mai sentita prima, ma in una scena dove i gruppi lottano per chi ha piu' banner di etichette fittizie o improbabili marche d'abbigliamento sul CD, noi abbiamo il logo dei Minnie's.
Non male no?
Pensiamo che sia speciale che un gruppo come i Minnie's con la sua passione e la sua forza di volonta' vada a colmare le lacune delle case discografiche, che ormai stanno giustamente morendo, aiutando un collettivo piccolo come il nostro a produrre il suo cd.

Never: Il vostro rapporto con la scena, romana e non.

Aresis: Cerchiamo di mantenere un rapporto democratico e comunitario con tutti. Ci piacerebbe una scena dove ci si parla da pari a pari, dove si lavora sui contenuti e non sulla forma, dove non conta quanto il gruppo sia famoso e dove non si misura il valore da "quanta gente porti al concerto".
Da quando e' nata Roma Calling sicuramente il nostro rapporto si e' intensificato perche' abbiamo avuto la possibilita' di conoscere musicisti fuori dal comune e lontano dal solito piccolo teatrino.

Never: Mi parlate un po' del vostro collettivo, chiamato "Roma Calling"

Aresis: Roma Calling nasce circa un anno fa dall'idea di trovare un modo diverso di "fare musica".
Dentro ci sono gruppi Hardcore, Rock, Folk, Ska, Punk Rock, tutti gruppi uniti nei valori dell'antifascismo, dell'autoproduzione e del rifiuto del copyright. La nostra azione si concretizza attraverso concerti, iniziative radiofoniche, politiche, discografiche, carta stampata e chi piu' ne ha piu' ne metta. E' una situazione ancora in crescita ed in continuo divenire ma gia' forte e conosciuta a Roma nella quale, come gruppo, abbiamo ritrovato molti degli stimoli che dopo l'uscita del disco stavamo perdendo.

Never: Progetti per il futuro?

Aresis: L'idea sarebbe quella di registrare un EP a maggio. In generale cominciamo a pensare al prossimo lavoro targato Airesis. Ora come ora stiamo scrivendo le nuove canzoni e portando in giro "Spettri" cercando di ristamparne altre 500 copie visto che le prime 500 sono quasi finite. Purtroppo per problemi lavorativi e personali ci e' sfuggita una bella opportunita' di organizzare un tour all'estero con i Minnie's, ma gia' stiamo pensando a quando posticipare il tutto. Per il resto come direbbe Joe Strummer...the future is unwritten.

Never: Ringraziamenti se ne avete.

Aresis: In primis dobbiamo ringraziare Punk4Free per l'intervista ma soprattutto per la recensione una delle piu' belle che ci siano state fatte, soprattutto perche' ci fa molto piacere che un anno di lavoro riassunto in 45 minuti sia stato apprezzato cosi' tanto.
E, ovviamente, grazie enorme a tutti coloro che ci supportano in qualsiasi maniera, compreso quella di scaricare il disco.

 

 

 

 

INTERVISTA SU NOIZEITALIA

 

"Un bassista, due chitarristi, un batterista, un cantante." Le maschere in
copertina. Come dobbiamo considerare il progetto Airesis: come un gruppo
vero e proprio oppure come un collettivo aperto a varie collaborazioni
(sulla scia dei tedeschi The Ocean?)

La scelta di non pubblicizzare i nostri nomi e le nostre foto è dovuta al fatto che riteniamo l’opera, così come il gruppo, più importanti dei singoli nomi e dei singoli meriti. Da qui parte anche la nostra personale battaglia al concetto di copyright. Ci piace intendere il gruppo, e la musica in generale, come un ingranaggio collettivo dove ognuno fa la sua parte, senza protagonismi, collettivizzando le cose belle e quelle brutte di questa passione. Una scelta che si muove anche verso il rifiuto del ruolo di “star”, di cui troppo spesso gli italiani abusano.


Il "manifesto" della band presente sul vostro sito e sul retro del booklet
è molto esauriente ed esaustivo appunto sul vostro pensiero: ora che il cd è
stato stampato ed è passato un pò di tempo dalla sua uscita pensate di aver
centrato l'obiettivo che vi eravate posti?

L’obiettivo di un’artista, come direbbe Majakovskij, non è costruire uno specchio con cui riflettere il mondo ma utilizzare la sua arte come un martello con cui scolpirlo. Fino a quando le cose non cambieranno radicalmente: con la morte delle case discografiche, del copyright, con l’autorganizzazione dal basso della musica, non potremmo dirci soddisfatti. Di certo siamo felici di aver dimostrato che si può autoprodurre materiale interessante e di buona qualità senza per questo scendere a compromessi.


Un aspetto che mi ha incuriosito di "Spettri" è il fatto che fra le varie
realtà che hanno coprodotto l'album ci sia una band, i Minnie's. Com'è nata
questa collaborazione?

I Minnie’s sono un gruppo che abbiamo sempre stimato nl panorama italiano, per questo, 3 anni fa gli organizzammo un concerto a Roma ed in quella situazione, conoscendoci, iniziammo una a sentirci e trovare sempre nuovi modi di collaborare.
Ci fa veramente piacere avere il logo dei Minnie’s sul nostro cd, un gruppo sulla strada da più di 13 anni che ha sempre cercato di fare con la musica qualcosa di diverso.


E' molto netta la vostra posizione antifascista, in questo senso "Un Giorno
Qualunque" è la canzone simbolo di "Spettri" sull'argomento: ce ne volete
parlare?

Gramsci diceva che vivere significa essere partigiani, chi vive non può non prendere una posizione, parteggiare. Essere indifferenti significherebbe vivere da parassiti, da vigliacchi, da abulici: non sarebbe vita. Quella canzone parla del nonno di un nostro componente, medaglia d’oro al Valor Militare della Resistenza. Sono le persone come lui, come Di Nanni, come Visone o come Bulow che ci hanno insegnato da quale parte della barricata stare. Loro hanno fatto il loro dovere, noi faremo il nostro.


Da esterno (da milanese per la precisione) mi incuriosisce molto avere una
vostra impressione su come vanno le cose sul versante romano. Personalmente
rimango sempre molto stupito dalla gran quantità di ottime band in campo hc
e affini sfornate da Roma, cosa che mi fa auspicare che la situazione sia
migliore di quella appunto milanese (e cioè pochi locali, spettatori ancora
meno e faide fra gruppi più o meno conclamate). Qual è la vostra impressione
da dentro?

Sicuramente crescendo in un ambiente come questo, cullati dalle sapienti mani di gruppi come Strength Approach, Jet Market, Banda Bassotti, ormai sul palco da tanti anni, è facile riuscire ad imparare qualcosa, ma i modelli stanno cambiando e la qualità dei gruppi sta notevolmente calando. Per quanto riguarda i locali: sono pochi e diventano sempre più interessati a fare solo i soldi. Gli spettatori purtroppo sempre meno.
La situazione non è rosea ma si sa che dai diamanti non nasce niente e dal letame nascono i fiori.


Progetti futuri

Al momento stiamo lavorando per registrare un nuovo ep con Ulisse, uno dei due chitarristi, che fra pochi mesi lascerà il collettivo. La maggior parte saranno canzoni scritte da lui, intendiamo questo piccolo disco un po’ come la sua eredità. Dopodichè, senza dimenticare mai i momenti stupendi passati insieme, un’altra storia comincerà…


Ultimo messaggio per i lettori di Noize

L’unica cosa che ci sentiamo di dire a chi ama la musica è: spegnete il pc e andate ai concerti.

 

 






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