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Paolo Crivellaro

Verona, Italy

In existence since : 01.1980
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Paolo Crivellaro, chitarrista ed architetto, nato a Verona il 5/6/1966, allievo di Robert Fripp nel “Guitar Craft”, ha dedicato la sua vita alla ricerca di un ideale incontro tra il suono e lo spazio.
 
Un nome che forse non è molto conosciuto, ma che gode di un notevole rispetto tra gli addetti ai lavori, frequentando in questi anni territori di confine, ma suonando anche con noti musicisti veronesi (Vittorio Fraja, Ricky Turco, Tempi Duri, Kusum, Gianfanco Gentile, Nad, Nicola Salerno, Enrico Terragnoli, Sbibu, Marco Pasetto, Roberto Zorzi, Giovanni Ferro, solo per fare alcuni nomi).
 
Chitarrista da trent’anni, sperimentatore estremo delle possibilità tecniche e sonore del proprio strumento, pioniere ed esperto della tecnica del “looping” e del guitar-synth sin dagli anni ’80, si dedica attualmente alla produzione di tessiture ambientali in dorata solitudine.
 
Studia per i primi anni chitarra classica e passa successivamente alla chitarra elettrica, maturando ben presto uno stile progressive ben distante dal blues.
L’incontro con Fripp nel 1989 lo porta ad adottare una nuova accordatura (“new standard tuning” – CGDAEG) e una nuova tecnica chitarristica, ad approfondire l’uso dei poliritmi e delle scale di sintesi, ma soprattutto a costruire una visione musicale ed uno stile unico ed originale.
Nel 1995 abbandona per alcuni anni la chitarra per dedicarsi allo studio del Chapman Stick, strumento a 12 corde suonato con la tecnica del tapping (da Tony Levin e Trey Gunn) e che suonerà sino al 2000.
 
Il ritorno alla chitarra coincide con un nuovo percorso musicale che lo porterà a riprendere l’attività live come soundscaper dopo una lunga assenza dalle scene.
 
Partecipa alle “Olimpiadi della chitarra” organizzate dal grande chitarrista Donato Begotti con ottimi riscontri da parte di critica e pubblico e scrive regolarmente articoli di teoria e tecnica musicale sul sito “Accordo!”.
 
Le 12 improvvisazioni del suo ultimo ambient-project, “Soundscapes-2007” rappresentano fedelmente un modo di intendere la musica che scardina i confini del suono stesso e il limiti del proprio strumento e sono un sincero omaggio alla musica di Brian Eno, David Torn, Robert Fripp e al minimalismo colto in genere.
 
“Da oltre vent’anni sperimento con passione la tecnica del looping e l’uso della chitarra-synth. I soundscapes rappresentano il mio incontro tra architettura e musica, enfatizzando l’aspetto artistico nella pura improvvisazione strumentale, piuttosto che la mera ricerca scientifica.   E’ musica ambientale (secondo la definizione di Brian Eno), eseguita e pensata per riempire e colorare acusticamente lo spazio sonoro. ll volume architettonico dissolve la sua natura costruttiva per restituire negli echi e nei riverberi la propria fisicita’ dimensionale e materiale;    la musica rallenta sino a quasi fermarsi, per prendere peso e dare profondita’ alla propria astrattezza temporale.
Mi illudo che nelle pieghe della mia musica sia possibile percepire soprattutto il mio essere architetto e comprendere il mio modo di lavorare sotto la superficie delle cose più semplici”.  






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