Buship • 2008-06-04 21:23:25
#12 this weekAt Go Go
| 1 | 9:46 | 1346 listens |
|
||
| 2 | 5:50 | 602 listens |
|
||
| 3 | 2:35 | 365 listens |
|
||
| 4 | 4:33 | 416 listens |
|
||
| 5 | 9:19 | 294 listens |
|
||
| 6 | 6:39 | 213 listens |
|
||
| 7 | 4:56 | 575 listens |
|
||
| 8 | 4:52 | 191 listens |
|
||
| 9 | 9:48 | 192 listens |
|
da sand-zine Alfredo Rastelli
gran bella musica
[...]Sempre Antonio Mainenti è protagonista del secondo lavoro in oggetto e cioè il proseguo dell’avventura del Canzoniere Sintetico, alla seconda uscita dopo il bellissimo cd-r (nei posti più alti della mia graduatoria 2006) licenziato dalla net-label rudiMENTALE qualche mese fa. Prima di scrivere del disco premetto che questa è una recensione anomala, dal momento che il lavoro in questione non è ancora uscito ufficialmente (né si sa se uscirà) ma è in attesa di trovare i fondi per essere pubblicato; dell’operazione se ne occupa il collettivo Produzioni Dal Basso, presso il quale (vedere link) è possibile prenotare una copia del futuro cd (quante se ne vogliono, in realtà), e così dargli una speranza di pubblicazione. È questa chiaramente una scommessa per gli autori così come per i finanziatori ma, se posso darvi un suggerimento, non fatevelo mancare (il prezzo è di appena cinque euro). In “at go go” il Canzoniere si presenta dimezzato, con il solo Tirriddiliu a coadiuvare Mainenti nell’uso di scacciapensieri, chitarra classica, laptop, voce, loops machine, effetti, percussioni. Il disco, registrato dal vivo a Napoli nel maggio 2006, ha un difficile compito; dura, infatti, è eguagliare in bellezza e originalità un disco come quel “Teufeltanzmasken” di cui sopra, ma i due escono a testa alta da questa sfida. La rilettura dell’iniziale Marranzanata: jew’s harp atmosphere (trad.) ci proietta subito in quello spirito di paese, con il suono reiterato di uno schiacciapensieri, via via doppiato dalla una chitarra acustica e da un tappeto elettronico che prelude ad un dialogo esaltante tra laptop e chitarra acustica nel successivo brano, purpu: tout de go. È un disco più studiato, meno teatrale e cazzaro del suo predecessore (non ci sono le voci, ad eccezione di intermittenti campionamenti nel finale), forse anche meno improvvisato e più concentrato sui contrasti tra acustico e digitale ma altrettanto affascinante e compiuto. Tracce come Zorba e mou**, ci mostrano il Canzoniere Sintetico come un gruppo immerso nel folk e nelle proprie radici cui l’elettronica fa da sostegno e da punto di fuga. Jew’s harp at go go, please, don’t go e my voice in black (für Johann Caspar Schmidt***), di contro, vedono invece nettamente prevalere l’elettronica. In definitiva “at go go” è un disco bellissimo, a tratti malinconico e umorale; fate in modo che questo lavoro possa vedere la luce.
1 reviews
Buship • 2008-06-04 21:23:25
Normal version The "normal" version is compatible with most blogs and websites.
Report this review (spam, insults, etc.)
Report abuse or copyrighted content
Report abuse or copyrighted content
Please stay courteous and be sincere (for good and bad!). It can be an interesting read for others, but only if it is constructive and doesn't disparage the artist.
Please write about the music itself and don't be too hard on the sound quality of some demos.
.
A few ideas for your review :