playlist artwork#12 this weekTraccia una rotta

by Airesis

Tracks

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3 4:03 212 listens
4 3:20 128 listens
5 3:40 110 listens
6 2:29 97 listens
7 4:15 112 listens

About this album

  • Updated: 22/09/2010

Non tutti i mostri hanno fauci spalancate e ruggiti assordanti. Non tutti i pericoli sono violente catastrofi. I mostri più temibili, i pericoli più insidiosi sono quelli che non fanno rumore. A volte, se sei vigile, se sei attento, ti accorgi che giorno dopo giorno qualcosa di venefico cerca di avvolgerti e trascinandoti con sé, lentamente, inesorabilmente, contro la tua volontà, o indipendentemente da essa, rendendoti ogni giorno più distante, più arrendevole. E' come una corrente, come una malia, come qualcosa che ti corrompre. Ti accorgi che questo riguarda due mondi distinti eppure collegati. Due mondi che sono l'uno specchio e riflesso dell'altro. I due mondi nei quali viviamo: quello dell'uomo e quello degli uomini. L'individuo e la società. Nella nostra vita di individui, così come nella nostra vita di elementi di una collettività, siamo sempre insidiati da un soffice senso di rassegnazione che ci fa sentire protetti, ottusi da un sensuale malessere. L'illusione di una pace nascosta nell'abbandono. Questo ci rende schiavi della paura, come uomini, dell'ingiustizia, come popoli. In questo disco si da spazio a cinque stori. E' un omaggio a cinque persone (non le prime, non le migliori) che a loro modo, e a nostro modo di vedere, hanno voluto rompere questo meccanismo, spezzare questo incantesimo. Il filo rosso che li lega non è un'idea, ma un intento. Rinunciare all'abbandono, chiamarsi a una prova. Scegliere dove andare. Tracciare da soli la propria rotta, seguirla.

RECENSIONI

www.hatetv.it

C'è un modo di fare hardcore che ha una marcia in più. Non è detto che sia migliore o peggiore degli altri ma ha una attrattiva in più, differente.
Prendere le distanze dai clichè, osare e andare aldilà delle inquadrature, dagli schemi della canzone, di cui anche i generi pesanti ed estremi sono schiavi. Questa è l'attrattiva, questa è la rotta giusta. A tre anni circa di distanza da Spettri, già lodato sulle pagine di HateTV, gli Airesis ritornano con un nuovo pugno di canzoni.Senza dimenticare la ruffianeria della melodia, il collettivo eretico romano coglie sfumature dimenticate per cambiare colore all'hardcore italiano, insegnando che non è necessario pestare a mille chilometri orari per fare musica forte e passionale.
L'inserire chitarre acustiche, l'affacciarsi cautamente al cantautorato, addolcisce un po' una pillola fatta di testi densi e di significati e avvicina musicalmente (quanto involontariamente) il gruppo capitolino a Minnie's e Ministri.
Chiamatelo pure combat rock, se vi piace, non sarete lontani dal centro della questione. Ciò che è sicuro è che quello degli Airesis è un rock duro come la vita, come le storie di eroi, atleti, poeti, esploratori, simboli che ci propongono e non vogliono farci dimenticare. Un rock che rinuncia al semplicismo del ritornello, un rock che muta, dotato di efficace cerebralità, e cresce all'infinito fino a meritarsi l'ambiguo appellativo di "progressivo", seppur ben lontano da virtuosismi e artifici alla moda. Un rock dal forte spirito comunitario che respinge elitarismi o il basso onanismo di una fantomatica "scena" dalle tendenze autodistruttive.
Come l'ottimo predecessore Spettri, il disco è disponibile gratuitamente su licenza Creative Commons.
Già da qualche anno l'hardcore italiano ha una marcia in più, che si chiama Airesis. Un bel ritorno e un bel regalo.

www.punk4free.org

A tre anni di distanza da Spettri ritornano gli Airesis con questo concept album intitolato Traccia Una Rotta, che puo' essere interpretato come la celebrazione di quell'impulso che spinge ogni essere umano a ricercare il senso della propria esistenza, tracciando appunto quella rotta immaginaria che racchiude il percorso di tutta una vita e sostenendo le proprie idee e i propri valori spesso contro tutto e contro tutti.
Per fare cio' vengono narrate le gesta di cinque uomini che in passato hanno fatto qualcosa di importante, anche solo con un semplice gesto hanno preso la loro rotta, pagando spesso le conseguenze delle proprie azioni a caro prezzo, ma tutto questo fa si che ancora oggi si parli di loro, anche in questo preciso istante.
Certo questo disco sulle prime mi ha lasciato spiazzato, ma penso sia capitato a chiunque, un po' per la tracklist piuttosto insolita e dopo tre anni di attesa oserei dire anche un po' corta, un po' perche' al primo ascolto non ho ritrovato quel frullato iper veloce di hardcore melodico che mi aspettavo, ma comunque come spesso succede quando si ha di fronte qualcosa di diverso dal solito, ci vuole qualche giorno per assimilare e dare un senso al tutto.
Ed infatti cosi' e' stato, perche' per quanto riguarda la tracklist formata da 7 pezzi di cui uno e' un breve intro, sono arrivato alla conclusione che non sia ne' troppo lunga ne' troppo corta, alla fine e' semplicemente giusta cosi', quel tanto che basta per dire quello che si deve dire, per lo stesso principio per cui quando bisogna esprimere un concetto come in questo caso non ha senso dilungarsi troppo.
La musica e' molto influenzata da quelli che sono i metodi di composizione dei testi e dalle tematiche affrontate, che come ho gia' detto all'inizio e come sicuramente potevate anche immaginare da soli, si basano sulle vite o sulle azioni di questi cinque personaggi, ovviamente il carattere predominante e' sempre quello hardcore melodico come da marchio di fabbrica Airesis, il tutto pero' e' stato rivisitato in una chiave piu' soft del disco precedente, piu' rockeggiante, anche piu' matura se vogliamo, c'e' molto spazio per le chitarre acustiche e i testi spesso vengono raccontati anziche' cantati generando atmosfere che a volte mi fanno pensare a qualcosa di folkloristico.
Tra l'altro per quanto riguarda nello specifico "Dante Di Nanni" e "Vladimir Majakovskij", i testi di queste due canzoni sono ricavati da opere pre-esistenti, la prima e' realizzata rielaborando in modo magistrale alcune parti della testimonianza di Giovanni Pesce, tratta dal suo libro "Senza Tregua, La Guerra dei GAP" che potete scaricare da qui, la seconda invece e' realizzata prendendo di pari passo i versi della poesia "Ordinanza Dall'Esercito Dell'Arte" di Majakovskij e cucendoci addosso un'aderente vestito musicale. Alla grande!
Ottima idea secondo me l'introduzione definitiva di una seconda voce dalla timbrica molto particolare e profonda che mi ricorda un po' quella del cantante dei Baustelle, la stessa voce che avevamo gia' sentito per pochi secondi nel disco precedente in "Il Ritorno Del Sole" e che gia' allora mi era piaciuta.
Mi sembra quasi doverosa una breve carrellata informativa estrapolata sapientemente da wikipedia, circa le storie dei nostri cinque personaggi, utile tra l'altro per capire al meglio il senso del disco che e' poi racchiuso nella title track conclusiva "Traccia Una Rotta".
Andando in ordine di tracklist troviamo per primo l'esploratore portoghese Ferdinando Magellano, sicuramente il piu' famoso dei cinque, lui si che la rotta l'ha tracciata veramente in tutti i sensi, per primo intraprese la circumnavigazione del globo partendo dall'Europa e diretto in Asia passando pero' da ovest, attraverso' il passaggio all'estremita' meridionale del Cile che oggi chiamiamo Stretto di Magellano, e fu il primo europeo a navigare nell'Oceano Pacifico fino a raggiungere le Filippine, dove pero' fu ucciso nel tentativo di sottomettere alla Corona Spagnola e al Cristianesimo l'isola di Mactan.
Il secondo e' Dante Di Nanni, partigiano italiano e medaglia d'oro al valore militare, mori' a 19 anni gettandosi dal balcone con il pugno alzato, dopo aver resistito eroicamente da solo all'assalto delle truppe nazifasciste.
Il terzo e' Tommie Smith, sicuramente il personaggio piu' melodic hardcore di tutti per via della sua incredibile velocita', dopo aver vinto la medaglia d'oro nei 200 metri piani alle Olimpiadi di Citta' del Messico del 1968, durante la cerimonia di premiazione, insieme al connazionale John Carlos arrivato terzo, diede vita a una clamorosa forma di protesta, salendo sul palco scalzo e sollevando un guanto nero durante l'esecuzione dell'inno americano, per manifestare il proprio sostegno al movimento denominato Progetto Olimpico per i Diritti Umani, il cui scopo era quello di protestare contro la segregazione razziale negli Stati Uniti e il razzismo dello sport in generale.
Il quarto e' Vladimir Majakovskij, poeta e drammaturgo russo, considerato per antonomasia il poeta della rivoluzione d'Ottobre e della nascente societa' sovietica, mori' a 37 anni per supposto suicidio, ma sono rimaste molte perplessita' sulla sua morte.
Arrivati a questo punto anch'io mi faccio lo stessa domanda che si poneva il buon Vladimir: "Perche' sgobbare in fabbrica, perche' sporcarsi il muso di fuliggine, e, la sera, sul lusso altrui sbattere gli occhi sonnacchiosi?". Riflettete gente!
Il quinto e' Giovanni Passannante, anarchico repubblicano, attento' alla vita del re Umberto I di Savoia ferendolo ad un braccio con un coltellino di 8cm, fu condannato prima a morte e successivamente all'ergastolo, sconto' la sua pena in condizioni disumane che lo portarono alla pazzia, inoltre tutta la sua famiglia fu' rinchiusa in manicomio e al suo paese venne cambiato nome, da Salvia a Savoia di Lucania.
La conclusiva "Traccia Una Rotta" come dicevo poc'anzi e' il pezzo che chiude il cerchio dal quale si puo' evincere la morale di tutta la storia, ognuno tragga le proprie personali conclusioni, dopodiche' si faccia delle domande e si dia delle risposte. Complimenti agli Airesis.

www.ondalternativa.it

Con curriculum vitae come quello degli Airesis è impossibile non assumerli tra il personale della grande fabbrica chiamata ‘mercato musicale’. Sono carichi, giovani, promettenti, si mettono in gioco, osano e hanno le idee chiare. Loro stessi si definiscono ‘’non artisti ma artigiani, come il falegname costruisce un tavolo, noi costruiamo canzoni’’. Dicono di non voler seguire le masse, gli artisti usa e getta, il vendersi l’anima per un contratto discografico vincolante. Sanno che per tenersi stretto quel  pubblico di giovani affezionati devono continuare a sbattersi, a creare e a suonare, senza fermarsi nella bambagia e nell’ozio della rendita. D’altronde, la fuori è uno scannarsi a vicenda, una gara per chi caccia la preda più grossa. Fino ad oggi le loro prede sono state succulente: dai Propagandhi agli Strike Anywhere, sono stati tanti gli artisti internazionali a fargli da compagni sui palchi delle più svariate città d’Italia. Una fortuna più unica che rara, alla quale gli Airesis si confrontano da numerosi concerti.  E finalmente ora è arrivata l’ispirazione per un nuovo lavoro: ‘Traccia una rotta’.

Notabile l’idea di intitolare le tracce con nomi di personaggi storici: la forza artistica è un requisito più che introvabile ai giorni d’oggi, dove tutti sono fruitori mediocri di qualcosa che è già stato pensato e malamente riproposto. Al contrario di altri, i testi dell’album sono tutti in italiano . Un accostamento hardcore melodico -  cantautoriale che rende ancora più marcata la loro voglia di raccontare a discapito di quella di emulare. Un rischio veramente grande, anche per pezzi grossi come i cinque ragazzi romani: l’italiano, talvolta, risulta antimusicale, forzato, pacchiano. Non fila liscio come dovrebbe, ma forse, per loro, davvero dovrebbe? ‘Traccia una rotta’ si apre con una introantefatto dal nome ‘Nella corrente delle cose’, per lasciare poi spazio a ‘Ferdinando Magellano‘ melodica e d’impatto come anche ‘Dante di Nanni’. Si rincorrono testi di speranza, di politica, con una maturità e una sincerità ammirevole, eccome. ‘Tommie Smith’ traccia numero quattro rimanda alla figura dell’ex atleta e giocatore di football americano statunitense, famoso per  la sua medaglia d'oro alle Olimpia di Città del Messico nel 1968 : come lui la canzone viaggia, ad alta velocità. ‘Giovanni Passannante’ riecheggia il sapore amaro dell’epoca in cui l’anarchia era una spinta per grandi cuori coraggiosi e impavidi. Infine troviamo ‘traccia una rotta’, un augurio della band per tutti i ragazzi di oggi e di domani e per le persone dai ideali. Un album impacchettato il tutto dal lato musicale discretamente incorniciate.

"Preferirei essere un musicista che una rock star."diceva George Harrison gli Airesis preferiscono essere ricordati perchè la loro autenticità, non per la loro purtroppo le traccie non sono altro che un assaggio, un aperitivo, che piace, ma non sazia.

The tracks of this album are published under a Creative Commons licence, check the licence associated to each track.

Reviews for "Traccia una rotta"

2 reviews


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SPECIERegressa

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SPECIERegressa • 2010-10-06 15:53:59

un album che mantiene alto lo standard a cui ci hanno gia abituato gli Airesis con "Spettri" un album violento, che spacca e perfettamente alineato con la loro filosofia.. molto bella "Traccia una rotta" molto interessanti anche sotto questo stile..
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