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Reviews for "Bene"
7 reviews
..che spunti, anzi germi di crescita oltre il muro di Glasgow, fossero già presenti nel precedente "La roque" era evidente..che si potessero sviluppare così lucidamente maturi è per me una sorpresa...Le chitarre bocche di fuoco (Mogwai) sono immancabilmente presenti a garantire il legame viscerale con quella scena scozzese e successivamente canadese.....ma è l'evoluzione degli inserti che entusiasma..la base compositiva è adesso articolata su complessità che mi rimanda allo splendida capacità che i Rodan avevano nel far convivere hardcore (fugazi) alla complessità matematica di quello che fu poi un genere a parte nell'evoluzione del post..c'è proprio tutto il sound di Louisville (Shipping News, June of 44, qualche tenerezza alla Arial-M) addirittura si intravede un pelino di Chicago (Tortoise, Dianogah) e di altre americhe (UI e i loro nipoti scozzesi i Ganger ingiustamente oscurati dagli incontenibili Mogwai)..Ma alla fine manca sempre qualcosa alla descrizione...come se gli Aldrin fossere sulle orme...oh! oh! ci sono "Le Orme"...Cosa ci appizzano? musicalmente nulla ma compositivamente sono riusciti ad ottenere lo stesso splendido sogno..quello di partire (Le Orme) dal progressive inglese, per poi accorgersi di averlo così desiderato, posseduto e metabolizzato da avere creato un Loro sound che lì fa ricordare ancora oggi all'estero come la migliore band progressive italiana..Ecco se l'intento degli Aldrin era di creare un Loro suono sono riusciti a seguire le orme di loro stessi riuscendoci in pieno..
Tutti e quattro i brani sono di alto profilo compositivo, suonati splendidamente, ed è difficile individuare uno riuscito più di altri..personalmente la chitarra centrale solitaria di "Molto bene" mi fa venire le lacrime agli occhi..
Merita un ascolto attento e molto ma molto ripetuto perché è densissimo di ispirazione...Nella complessità si percepisce comunque un sapore unitario: "la passione comunicativa" ...proprio come "le Orme", che se ne sbatte le palle degli Awards e delle ansie da statistiche...Sono fiero che per voi l'autoproduzione sia una bandiera..Ode!!
Ho avuto la fortuna (nel senso di caso) di nascere circa circa 14 miliardi di anni dopo il Big Bang,pressappoco 3 miliardi di anni dopo la comparsa della vita sulla Terra, quasi 220 anni dalla presa della Bastiglia e qualche anno prima che quattro creature senzienti autonominatesi Aldrin cominciassero a suonare assistendo stupiti all'invecchiamento dei loro corpi in ambienti bucolici.
Come creatura quasi senziente, dotata di ben due padiglioni auricolari e complesso meccanismo finalizzato alla raccolta di onde sonore e alla percezione di alcune frequenze, atta più ad ascoltare che a parlare, mi limito a fare ciò che meglio so fare e per il resto dico solo due parole: "Bene, Bene!", che tanto ha già scritto tutto Cosoid!
Ah sì,una cosa: Personalmente, quella brusca frenata a cui segue quel minuto e poco più nel bel mezzo di "Vaskij Rosso"...
Ruszyłem drogą którą wyznaczył Aldrin powoli się wbijałem w fotel po czym przewiózł mnie po pięknym krajobrazie dżwieków.Genialny pierwszy utwór.Ruszyłem dalej z tą wycieczka muzyczną kolejne nuty tylko mnie utwierdziły że chcę podażać tą ścieżką.Gdy muzyka ustała znalazłem sie na rozdrożu dróg i ponownie włączyłem Aldrin.
Potente e al tempo stesso in equilibrio nello sviluppo del vuoto/pieno, che a mio avviso è sempre uno dei bersagli più difficili da centrare.
Un disco che parte dal postrock "classico", ma mostra una tensione innovativa, una ricerca di soluzioni armoniche e ritmiche non ovvie.
Gli spunti coinvolgenti sono molteplici (ne cito uno solo per brevità, a me fa impazzire il "molto benei" e successiva esplosione).
La strada è questa.
Un excellent album qui n'est pas sans évoquer le post rock des écossais de Mogwaï.
Compositions élaborées, inspirées et soignées.
Quattro bellissime suite, una meglio dell'altra in puro stile post. Suoni limpidi, magnifici arrangiamenti ed incastri sonori, mura di distorsione a 360 gradi!
La mia preferita è la prima "Der Oldrin", con quella o barrata che mi fa sentire odore d'islanda e di ghiacciai di slowrock e Sigur Ros e non mi sbagliavo. Il resto dell'album è un continuo evolversi di suoni ed atmosfere che culminano nell'inno postpunk di "La drogue" ... un orgasmo musicale che involve in un azzeccatissimo finale reverse.
Dopo .... non resta che ricominciare ad ascoltare da capo.
très bon travail...!!....merci pour le partage.