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insula dulcamara sono originali, sbilenchi come un quadro appeso malamente.
colpa del muro che non regge più, del chiodo troppo grosso, di una martellata imprecisa, sì..di quelle che vengono così dopo essersene appena dati una sul dito.
oppure di quell'ombra di nero d'avola, aperitivo nelle intenzioni, che poi invece è una mezza sbronza.
che amino tom waits, paolo conte, vinicio capossela, il gusto per le dissonanze di thelonius monk è abbastanza evidente, e filtrano queste influenze con una propria, spiccata sensibilità.
un quadro appeso storto, ma che resta comunque un bel quadro.

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un buon inizio, mi piace l'accostamento laptop/sax, molti buoni spunti sui quali lavorare di lima, togliere l'inevitabile di più del sassofono e migliorare la programmazione della drum machine.
commovente l'interpretazione di silent night..me ne ricorderò il natale prossimo quando ci saranno da approntare le compilation.

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incroci e intrecci di rock, electro, folk, sigle di telegiornale, sample di de andrè e la telefonata delle BR che annunciano la morte di aldo moro. aperture acustiche e liriche improvvise, uso sapiente dei reverse e dei loop ma tanta musica suonata davvero..un disco dalle mille sfaccettature nel quale suona evidente il tributo ai maestri battiato e de andrè. la chiusura di salomè è un piccolo gioiello. ci sono ancora imperfezioni e la voce può di sicuro migliorare, ma è un disco del 2000 e certamente i ragazzi avranno imparato molto, nel frattempo, per questo sono curioso di sentire l'altro loro disco uscito nel 2005.

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11/04/07

un suono pulito, pop quanto basta eppure spesso inatteso e spiazzante. prodotto con l'aiuto di paolo benvegnù, be low degli amèlie ricorda tante cose senza per questo risultare scontato. molto molto bello.

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ci sento debbie harry e madonna, accattivanti le basi ma mai banali, come nel finale di "room for two".
"sweet sublety" una spanna sopra gli altri brani, con il riff suonato da veri fiati sarebbe davvero un gran pezzo. un demo molto godibile. brava.

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c'era un tempo in cui, dopo aver messo su il vinile, non avevo la presunzione di poter dire se un disco mi piacesse o meno se non dopo averlo ascoltato per l'intero pomeriggio. mentre studiavo lasciavo che i suoni mi attraversassero lasciandomi dentro frazioni, atomi del disegno globale, del loro senso compiuto, finchè pian piano qualcosa dentro mi diceva che quel disco era bello davvero.
i milanesi ellissi nel cerchio mi hanno riportato con la memoria a quei giorni e all'esigenza di riprendere tempo e fiato.
non aspettarsi nulla dal primo ascolto è l'unico approccio possibile, solo lasciar fare alle tracce in loop.
alle esplosioni sonore, ai controtempi, all'impianto strumentale scarno ma potente, ad una voce ancora immatura, forse, ma dalle grandi potenzialità.
solo dare il tempo di emergere a piccole scintille nascoste nei testi all'ìnterno di lunghi brani progressive.
forse sbaglio o esagero, ma questo disco è un piccolo gioiello.

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si parte con naferone, ti rimbomba dentro di echi soul, recitativo circolare, sale e t'assale e annoda la gola, commovente, consapevole. finisce brutale in crescendo.
shal'um è africa, caldo umido ma impossibile restare col piedino fermo.
con ak'an friso, di voce acidula che ricorda i cypress hill, continua la corsa nella foresta tropicale.
lo stop arriva con oyu'mande, ipnotiche le voci che fanno la ritmica, jazz minimo e rallentato come nel migliore trip-hop d'oltremanica, e la splendida wouan de sono ali che si aprono ad un vento lieve...il resto di questo gran disco scopritelo da soli, ma senza fretta.

 
 

Personal data

beato come rana su una foglia di ninfea



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