Esercizi di stile. Eserciti che con stile marciano all'inesorabile passo ora di un breakcore jungle imbizzarrito esploso dopo un bacio in bocca tra Apparat e Pan Sonic (La rasatura a fondo è un'utopia) ora di una buffa elettro-vaudeville che pare desunta campionando i videogiochi della Coleco (L'esercito delle anatre), passando per l'idm asciutta e malinconica di Tanto tempo o dal via di un'elettrosideralità danzereccia di Altrove o Agente Banks e per un paio di episodi più anonimi e annacquati. Il tutto innaffiato da una fanciullesca demenza alla Erik Ursich e da uno sprezzo del ridicolo che è tipico del genio.
Per essere mero apprendistato, il ragazzo la sa già assai lunga, resistente e morbida, come confermato anche dalla impeccabile pulizia del suono (valenza, questa, da non dare per scontata negli album di esordio). Una standing ovation, infine, per la sussiegosa scocomeratezza dei titoli, grande valore aggiunto di ogni suo album.
Tra i preferiti, subito.