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Insula Dulcamara - La Mia Vita Su Piccoli Aerei EP
La Mia Vita Su Piccoli Aerei EP

da Insula Dulcamara 

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chanson italian songwriting alternative indie italiano triste intimiste poesia gitano

 

7 brani
26:26
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1 Aratro
 
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4:04
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2 Filomena
 
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2:07
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3 Ucci Ucci
 
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4:08
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4 Eterna Primavera
 
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3:05
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5 Il Capro
 
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4:07
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6 Il Padre
 
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4:23
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7 (post-it)
 
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4:32
 

Descrizione

 

EP autoprodotto. Registrato e missato nell'ottobre 2006 nello studio The Op di Napoli da Antonio Fresa e Luigi Scialdone, eccetto le tracce 3 e 5 , registrate e missate nel maggio 2006 nello studio Musicisti Associati di Napoli da Piero de Asmundis. Masterizzato da Davide Barbarulo al 20Hz20kHz di Napoli.

Hanno suonato con noi:
Marcello Giannini: chitarre #1#4#6
Luigi Scialdone: chitarra slide #2
Mauro di Leonardo: chitarra #3
Aurora Arenare: voce #7
Daniela della Rocca: voce #1
Piero De Asmundis: fisarmonica #5
 

'La mia vita su piccoli aerei' è un EP autoprodotto e tutelato sotto licenza creative commons 2.5.

Le sette tracce che lo compongono testimoniano la crescente consapevolezza e, in un certo senso, radicalizzazione del percorso artistico intrapreso dal gruppo quasi un lustro fa. Le ispirazioni e gli ascolti maturati nel corso degli anni si sono accumulati e sedimentati; allo stesso tempo i numerosi musicisti che si sono avvicendati attorno al progetto nel corso degli anni hanno contribuito enormemente ad allargarne gli orizzonti: ognuno, passando, ha aggiunto un tassello ad un mosaico di suoni che vede, tra le altre cose, gli ambienti di Tom Waits, le chitarre a metà strada tra Marc Ribot e Johnny Greenwood, le rarefazioni di Nick Drake e qualche eco distorto dal jazz di Thelonious Monk e Charles Mingus.

I brani raccolti nel disco sono stati composti tra il 2003 ed il 2006, ma riarrangiati nel corso dell'ultimo anno. Il loro intento è di essere una fotografia del complesso mondo dell'Insula Dulcamara: dai retaggi rock de Il Padre, alle atmosfere 60's di Eterna Primavera, le ossessioni sonore di (post-it), passando per gli ammiccamenti alle sonorità mitteleuropee di Ucci Ucci ed Il Capro. Questi due brani, in particolare, saranno anche parte del cd tributo alla saga Malaussène di Daniel Pennac di prossima uscita, curato e composto (eccezion fatta per i due brani dell'Insula Dulcamara e alcune cover) dal chitarrista jazz napoletano Mauro Di Leonardo e che vede numerose collaborazioni di rilevanti musicisti del panorama partenopeo (Giulio Martino, Antonello Paliotti, Piero de Asmundis, Gianfranco Campagnoli)

Infine, La mia vita su piccoli aerei, è un Ep “aperto”, è un progetto non concluso: l'intenzione è di aggiornarlo costantemente con nuove registrazioni e revisioni di quelle già effettuate. Un progetto vivo, come la musica che lo compone.

INSULA DULCAMARA “LA MIA VITA SU PICCOLI AEREI

RECENSIONI DI GIORNALI



Sentire Ascoltare



Data: 11/07

Link:http://www.sentireascoltare.com/rubriche/we-are demo/2007/novembre/index.html


Tra Capossela e Cesare Basile, una banda di paese e gli Avion Travel, gli Insula Dulcamara stupiscono per freschezza e carattere. La mia vita su piccoli aerei è un esperimento musicale dalla forte personalità, costruito su trame che sanno di jazz e folk, “cabaret” e blues, melodia e avanspettacolo, ma soprattutto musica d'autore. Musica che nello specifico assume i connotati di un girovagare stordito ma piacevole tra valzer (Il capro) e slide guitar (Filomena), parabole alla Tom Waits (Ucci Ucci) e rumorismi (Eterna Primavera), in un tripudio di pianoforte, chitarra elettrica, batteria, basso e fisarmonica. Il tutto condito da un'ironia dissacrante, che nei testi talvolta surreali (Mi pesano gli occhi / li strapperò / ti lascio in dono / le loro borse / piene, pesanti e fuori corso), talvolta amari (Piccionaia gravida di sguardi e linguacce / sotto le stelle a pungitopo / sotto i cappucci griffati / hanno nasi più grandi del proprio cervello) e talaltra senza senso (sposto la luna per voi / e appeso vi passo la notte / il mondo è a puà ci gioco a Twister), trova una naturale valvola di sfogo. A chiudere il cerchio una copertina che è un dipinto, splendida nella sua semplicità e così vicina a certe immagini del Buzzati illustratore (8.0/10).



Medea On-line



Data: 30/10/07

Link: http://www.medeaonline.net/?page_id=9


Insula Dulcamara, La mia vita su piccoli aerei un pizzico di Capossela, una spruzzata di Rino Gaetano e un talento innegabile per condire il tutto. Questa è la ricetta degli Insula Dulcamara. La mia vita su piccoli aerei è un disco ottimo.scarica l’intero disco



FreakOut On-line



Autore: Daniele Lama

Data: 09/06/07

Link: http://www.freakout-online.com/demo.aspx?iddemo=1002


La mia vita su piccoli aerei” è l’ultimo lavoro autoprodotto degli Insula Dulcamara (scaricabile interamente, gratis, dal loro sito internet), ensemble napoletano che trae il nome da un dipinto di Paul Klee, scrive belle canzoni, dotate di testi – in italiano – mai banali o noiosi (nonché suonate bene e registrate in maniera più che soddisfacente), e mostra un approccio alla musica versatile e curioso, libero da schemi di genere e dalle pressioni delle mode.
Un carillon ed un piano introducono “Aratro”, la canzone che apre quest’EP: spruzzate swing e rumorismo frenetico, kazoo e la voce lontana di un soprano. “Il tempo che passa non fa rumore” è un verso che ti rimane in mente. La chitarra slide di “Filomena” e la batteria accarezzata dalle spazzole ci traghettano verso territori (musicali) lontani, più affini ad un certo alt-country americano che al classico cantautorato italico. “Ucci ucci” è una splendida canzone sospesa tra calore folk e chitarre elettriche disturbate, voci sgraziate e tentazioni jazz. La schizzata, ottima “Eterna primavera” alterna – lunatica – abrasivi assalti free-noise e morbidezze jazzy dal sapore latino. Meno appassionanti “Il capro”, che ricorda troppo da vicino le canzoni sbilenche di Capossela, senza eguagliarne la tensione poetica, e “Il padre”, a metà strada tra il blues-rock e le canzoni liquide e dilatate di Marco Parente. “Post-it”, costruita perlopiù attorno alla leggera danza tra un glockenspeil e una chitarra acustica, chiude il disco lasciandosi dietro una scia di malinconia. Ed in bocca un sapore – appunto – dolceamaro.



Kathodik


Autore: Marco Braggion

Data: 31/05/07

Link: http://www.kathodik.it/modules.php name=Reviews&rop=showcontent&id=2807


Nelle note del primo EP di Insula Dulcamara c'è un po' del meticciato de Le Loup Garou, un po' del cantautorato sporco/bohemien à la Capossela e un blues che abbiamo già capito essere italo dopo il colpaccio di Songs for Ulan: origini 'indie' profondamente intrise di personalità che ultimamente stanno tornando con forza anche nel sottobosco rock (vedi ad esempio la splendida apparizione dei Grimoon o la svolta di Bugo).

In queste sette tracce si passa dal post-noise-lounge di Eterna primavera al pastiche da club anni 20 de Il capro, dall'electro-blues de Il padre (che ricorda in parte le visioni dei primi Avion Travel) alla semplicità naif di (post-it) e del country nickdrakey della ballad Filumena.

Un set che -dalle note di stampa- è 'in continua evoluzione', una musica intrisa di mediterraneità malinconica, con uno spirito folk che non tradisce. Semplicità ricercata che va ancora coltivata a fondo, per non scadere nell'anonimato. Un bell'inizio che da Napoli potrebbe risalire prestissimo su tutta la penisola. La rivincita di chi fa musica pensando ancora alla terra e alle storie che la avvolgono, di chi ha ancora sogni da raccontare.



MusicBoom.it


Autore: Luca D'Alessandro

Data: 10/05/07

Link: http://www.musicboom.it/mostra_art.php?categoria=rubriche&Unico=20070510160657


Sarebbe troppo facile, nell'intento di trovare riferimenti per il progetto Insula Dulcamara, citare Vinicio Capossela per la schizofrenia compositiva ed esecutiva, Giorgio Gaber per l'attitudine teatrale, Tom Waits per le atmosfere ariose e - perchè no? - Sergio Caputo per il jazz che aleggia nemmeno tanto in sottofondo. Sarebbe troppo facile e forse anche sbagliato. Perchè Insula Dulcamara è tutto questo, ma preso in dosi talmente piccole da costringere a completare il miscuglio con la propria personalità. E quest'ultima, per fortuna, al napoletano Luca Di Maio e ai suoi sodali non è cosa che manca: Insula Dulcamara è il convergere di piccoli elementi in sensazione piena, è il soffio sottile che si fa monsone, con le parole che sono graffi tirati con forza sul legno lucido. La Mia Vita Su Piccoli Aerei è intenso, emozionato e, a tratti, anche emozionante. Perdoniamo qualche passaggio tedioso e qualche soluzione troppo chiusa su sè stessa, perchè buona parte di ciò che abbiamo ascoltato ci è piaciuto sul serio.



Extra! Music Magazine


Autore: Riccardo Manieri

Data: 25/04/2007

Link: www.xtm.it/Emergenti.aspx?Pagina=4


Iniziamo col dire che "Insula Dulcamara" è un gruppo napoletano composto da Luca Di Maio(voce e chitarra), Sergio Salvi(pianoforte e giocattoli), Raffaello Costantini (basso) e Roberto Nappi (batteria e simili) formatosi più di cinque anni fa. Come recita anche la loro pagina myspace, il genere che si potrebbe maggiormente accostare alla band è un alternative pieno di sonorità ricercate e sperimentali. Questo è anche quello che viene fuori in questo ep dal nome "La mia vita su piccoli aerei". Facili dunque gli accostamenti a Tom Waits, Nick Drake e Tortoise. Non proprio gli ultimi arrivati insomma. Belle e gradevoli le atmosfere che danno personalità a questo lavoro della band napoletana. Forse è "Aratro" il pezzo più rappresentativo di questo ep nel quale sono sicuramente gli ambienti a fare la differenza. Nonostante la voce di Luca Di Maio apporti un indubbio stile, sicuramente opportuno in più di una circostanza, è certamente lo sfondo la caratteristica che più risalta nella musica degli Insula Dulcamara. "Filomena" e "Il capro" sono poi altre due ottimi momenti che danno sicuramente una forte impronta al tutto che si conclude con la spensierata "(post-it)". Complimenti dunque agli Insula Dulcamara, autori di questo piacevole ep che vi incanterà per le sonorità e per le atmosfere mai banali.




Sonorika.com


Autore: Yana


Sette tracce davvero ben prodotte per questa formazione campana che vede istericamente avvicendarsi un collettivo di musicisti vari attorno al nucleo storico formato da Luca Di Maio e Sergio Salvi. La formazione si fa promotrice di un sound che accosta con notevole personalità cantautorato e indie in una formula dove Tom Waits beve con nonchalance allo stesso bancone di Capossela in compagnia di Nick Cave, Tortoise e di certi Motorpsycho.

La bella produzione valorizza al meglio le accurate scelte del pianoforte di Salvi, le intuizioni chitarristiche – penso a Il padre e alle sue incursioni greenwoodiane su tutte – e il suono d’insieme tutto,che si avvale spesso e mai inutilmente di strumentini “altri” da carillon a giocattoli e amenità varie.

Controverso è il ruolo della voce; a tratti non sempre “facile” l’esecuzione – l’impressione è quella di una inadeguata frettolosità di certe takes – altrove sembra essere cifra stilistica e punto di forza dei brani, colorando di un’enfasi personale e adeguatissima i bellissimi testi di Luca Di Maio.

L’atmosfera, e questo è forse il sommo pregio, sembra essere “divertita”; è palpabile il piacere degli strumentisti nella jam,che impreziosisce i momenti migliori dell’ep – tra cui cito Aratro la già menzionata Il padre, Filomena (che piacevolmente riporta a un Neil Young d’annata) e la divertente (post-it) – anche se , a voler trovare una piccola stortura, l’escamotage dell’ “interludio free” ci sembra un po’ abusato in un paio di occasioni.

Ovviamente questo non intacca minimamente il valore complessivo di La mia vita su piccoli aerei e quello di una band che – per quel che può valere – ho già annotato sul mio taccuino.





 

 



I vostri giudizi

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11/03/08

insula dulcamara sono originali, sbilenchi come un quadro appeso malamente.
colpa del muro che non regge più, del chiodo troppo grosso, di una martellata imprecisa, sì..di quelle che vengono così dopo essersene appena dati una sul dito.
oppure di quell'ombra di nero d'avola, aperitivo nelle intenzioni, che poi invece è una mezza sbronza.
che amino tom waits, paolo conte, vinicio capossela, il gusto per le dissonanze di thelonius monk è abbastanza evidente, e filtrano queste influenze con una propria, spiccata sensibilità.
un quadro appeso storto, ma che resta comunque un bel quadro.

05/09/08

ho paura a volte a dare un giudizio (personale) ma in questo caso sono certo di non eccedere, questo è un disco da promuovere veramente, sono stato colpito da alcune sonorità mosaicate con maestria, è un genere il vostro che non ha bisogno di farsi pregare per coinvolgere l'ascoltatore, anche quello disattento non può fare a meno di dirigere l'orecchio e lasciarsi trascinare...molto bravi, veramente bravi

12/12/07

Questa musica non è un genere che ascolto ... tuttavia se comprendo i testi mi avvicino a generi anche molto diversi. Ho quindi letto i testi presenti su jamendo (visto che dall'ascolto non riuscivo ad assimilarli) e ho avuto conferma della loro complessità ... sono belli ma enigmatici. Forse questa complessità può rendere un pò difficile l'ascolto dell'album.
Su altri generi musicali la comprensione del testo è meno rilevante ma trattandosi di un lavoro cabaret credo che invece abbia importanza.
I brani che mi sono piaciuti di più sono: Aratro, Filomena, Il padre e post-it

 

Informazioni sull'album

ITA
Genere chanson indie alternative songwriting cabaret
Uscita 26 Gennaio 2007
Ascolti 21531 Scaricamenti 1435
Preferiti 93 Liste di brani 38    
Recensioni 15 Voto 8.7/10

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