inizierò con una breve analisi pezzo per pezzo per poi applicare il giudizio finale.
dopo il nexus theme, con una citazione a Photek nelle percussioni iniziali, the war of the animal planet prosegue con un'ambientazione più dark. ne apprezzo molto il passaggio tra i 00:36 e 1:03, ma proseguendo perde (o ne confonde troppo la) personalità, salvo un'altra ripresa ai 2:32 che però non dura a sufficienza.
la successiva the sirens come from the fire è un pezzo tranquillo che poco prima della metà però si sgretola rendendone difficile l'ascolto, ed a mio parere rovinando ciò che sarebbe potuto essere un ottimo brano. one dog show inizia con un delirio di suoni, proseguendo con una divertente (ma purtroppo molto breve) parte ritmata in 4/4 tra gli 00:45 e gli 00:55, seguita da.. altri.. suoni.. cani che abbaiano ed areoplani che passano. è un pezzo talmente sgangherato e senza senso, che per quanto in maggior parte inascoltabile, riceve una valutazione positiva. jump on a pink soft gun è un pezzo.. rimbalzoso.. come altro definitlo? anche qui assurdi effetti sonori si susseguono, ma riesce a mantenere una costante che, a differenza dei precedenti brani, gli rende una identità ben definita. zalonabocoelri (feat. Fakoll) come dice il titolo, presenta una collaborazione con me per la realizzazione, in cui ho creato il sample base della batteria, per poi lasciare tutto al frullatore di M.O.R. che stavolta inizia il brano con bpm veloci per poi rallentarli molto fino alla sua fine tramutandolo in un qualcosa di ambient/noise in cui mi immagino una rumorosa fabbrica di strani personaggi che sbraitano da lontano, per finire con un delirio totalmente random.
I don't want to change my soul si discosta dagli altri brani, senza mai cambiare troppo. è molto ambientale e l'idea trip hop di base, nonchè una realizzazione lineare ma non troppo noiosa, lo rendono il mio pezzo preferito dell'album, e di molte spanne sopra gli altri.
con stereoptycal si torna ai repentini cambiamenti di velocità ed umore, con qualche drillata ben riuscita.
summer in a heart è un pezzo noise che violenta una canzone di Phil Collins. si discosta molto dall'idea e lo stile del resto dell'album, e raccoglie il mio apprezzamento.
in complesso purtroppo, il lavoro non raggiunge la sufficienza, e la presenza di un paio di brani ed alcuni spunti interessanti non è, a mio parere, sufficiente per sollevarne le sorti.
comprendo appieno l'idea di base che spinse M.O.R. a realizzarlo. ma il risultato è davvero troppo confuso, e l'ascoltatore si perde facilmente all'interno dei brani preso da una irrefrenabile voglia di skippare.