L'album rientra a pieno titolo nella categoria dei Beni d'esportazione: per noi altri é troppo vicino e consueto per interessare più di tanto, agli occhi degli stranieri, invece, sia che il nostro stile nel afre li attragga o che si sentano insultati nelle loro convinzioni, spesso illusorie, più radicate,dal nostro modo d'essere, non può passare inosservato; e la loro reazione a questo secondo album pubblicato con etichetta Creative Commons dai Double6Project sarà inevitabilmente un giudizio sulla Italia.
L'album ha tutti i difetti ascritti agli italiani:
la sua esecuzione frettolosa e la cura dei dettagli scarsa; il disconoscimento della discrezione e una proporzionale tendenza ad andare sopra le righe ne sono in qualche modo
il manifesto; l'arrangiamento prevale sulla composizione così come sull'esecuzione e il ritmo
sostenuto a cui 'gira il disco' impedisce la gratificazione emotiva nell'ascolto, cosa cui, in quanto italiano, rinuncio volentieri.In effetti,
il lavoro avrebbe potuto essere diverso senza pertanto doverlo essere.Và bene così ed ha il pregio di attirare critiche, cosa che accade purtroppo raramente su Jamendo, condannato alla dose di noia che tutti conosciamo dalla nazionalità della sua sede legale e non benedetto da un'origine italiana.
Tornando a Soru e Ascari, và riconosciuta loro la
abilità di sorprendere l'ascolatore con soluzioni inpensate e impreviste.Normalmente la musica é prevedibile e scontata e che possa garantire un mercato così vasto ed articolato ed in crescita agli esecutori senza rinunciare a queste due premesse costitutive, dando letteralmente al pubblico ciò che esso si aspetta con un ritardo di non più di quattro battute é incomprensibile.
Ma l'apparizione saltuaria di arrangiatori dotati del mestiere , o del talento di gialllisti di prima classe, appena un passo indietro, rispetto al genio - che, comunque, nessuno di noi vedrà in azione nel corso della propria vita - é una piace
vole rottura del solito tran tran largamente immeritata.