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03/04/08

Album interessante di bel progressive come sempre più raramente è possibile ascoltare, che ci risparmia divagazioni metal o cacofonie inascoltabili.
Si dà spazio alle atmosfere eteree, a suoni industriali, il tutto a contorno di lunghe linee solistiche della lead voice.
Athanor adora i contrasti sonori, lo sharp sound e le sequenze polifoniche, tutte componenti arcaiche ma senza tempo e sempre affascinanti, tipiche del miglior progressive.
Il pezzo omonimo è un esempio di come si può giocare con i cambi di tempo, con lo spostamento degli accenti e con il "silenzio".
La sezione ritmica è buona ma, considerando il genere, si potrebbe fare di meglio (la linee di basso è di batteria sono spesso troppo statiche).

Unica nota stonata l'eccessiva prolissità di alcuni pezzi che stirano lo svolgimento del tema in modo eccessivo.
La batteria dovrebbe essere "pompata" di più.

Assolutamente da non perdere per i patiti del genere prog.

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Davvero un gran talento espressivo.
Adoro il modo di interpretare il piano, mi ricorda il miglior Chick Corea ed il K. Emerson di "Take a Pebble".
"La Revanche des poneys mortes" risulta forse eccessivamente statico e strumentalmente minimalista, ma questa è una questione di gusti.

Gli altri tre brani sono veramente buoni e come ho già anticipato amo il modo di ritmico ed intenso quasi frenetico con cui viene suonato il piano su "La Simphonie des Poneys mortes".

Tres bien.

 
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